Niccolò Fabi, estate 2020

“…e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire…”

Riprendere esattamente dal punto in cui si era rimasti. Un tour invernale nei teatri che si conclude a inizio anno con una certa soddisfazione e la premessa di iniziarne uno estivo in giro per l’Italia per proseguire con l’obiettivo di regalare leggerezza profonda. I concerti di Niccolò Fabi sono una medicina senza controindicazioni specifiche. Possono causare dipendenza e voglia di sfidare le proprie emozioni, anche quelle che si tengono chiuse nel cassetto e si vogliono lasciare riposare lontano dal cuore e dalla testa. Ogni live non sarà mai come quello precedente, posso confermarlo dopo averne collezionati una quantità sufficiente ed è proprio questo che genera curiosità e necessità di partire nuovamente.

E così dopo aver tracciato la storia con una pandemia che ricorderemo e le prossime generazioni troveranno sui manuali da studiare si cerca di riprendere in mano la propria quotidianità, le proprie abitudini. Tra queste anche l’andare ai concerti.

Si torna sotto un palco con occhi diversi leggermente smarriti, il cuore in subbuglio e in preda a mille sensazioni. Il trio composto da Niccolò Fabi, Pier Cortese e Roberto Angelini propone una scaletta che gioca con brividi e lacrime a tradimento, più del solito e anche su brani che solitamente vanno giù senza troppe difficoltà. Esce fuori l’abilità del cantautore e dei suoi compagni di avventura nel prendere per mano il pubblico e portarlo in una dimensione magica composta da battiti, parole che ti invadono e accarezzano l’anima, pause e note che ti fanno dimenticare per qualche ora la tua vita quotidiana. Per un attimo la distanza che dobbiamo mantenere si azzera. Quel posto vuoto al tuo fianco diventa meno ingombrante e fa meno paura. La voce del vicino leggermente stonata si trasforma in una presenza quasi piacevole. Le mani e i piedi battono a tempo sono la certezza che nonostante tutto nessuno ha dimenticato come si vive la musica. Gli occhi diventano lucidi, vivi e a tratti guardano la luna splendente per poter gestire meglio le lacrime in arrivo. La signora inventa le parole delle canzoni che non conosce. La ragazza sta seduta ferma immobile con quello sguardo che parla da sè. La coppia, i famosi congiunti, finalmente fuori casa ad assistere al concerto del cantautore preferito. Il gruppo di amici con la birra in mano che si guardano attorno e ancora non realizzano l’essere nuovamente padroni delle proprie serate all’aperto. Il padre che ha accompagnato l’intera famiglia e a tratti si domanda chi glielo abbia fatto fare, ma poi sa perché e resta in silenzio. Il fonico e i backliner alle proprie postazioni entusiasti come il primo giorno di lavoro e in qualche modo lo è. Gli organizzatori e i volontari del festival li riconosci subito hanno tutti un sorriso guardando la platea e probabilmente fino a qualche mese fa non avrebbero pensato di riuscire a realizzare una serata del genere. Il calore umano, il calore umano supera il metro di distanza.

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