La clessidra

Sono esattamente 5 mesi, 20 settimane, 153 giorni che le nostre vite non si incrociano. Neanche per sbaglio. Due perfetti sconosciuti. A dire il vero non so se il tempo che ho indicato nel conteggio sia corretto, ma quando un incipit inizia in modo così preciso ti aiuta a dare la giusta percezione delle cose e una forma alle emozioni. Una discreta dose di sentimenti da gestire o lasciare in balia delle circostanze cadendo casualmente a loro discrezione sui fogli bianchi, nell’impasto dei biscotti al cioccolato, sul pavimento in mille pezzi insieme a qualche cornice di vecchie foto, in una scatola chiusa a chiave. Hanno provato a spiegarmi come si può dimenticare qualcuno, ma nessuno ha saputo darmi una teoria convincente o applicabile senza conseguenze. Un interruttore dove premere on e off a seconda dell’umore e del peso che si vuole portare sulle proprie spalle. Moderato. Leggero. Indifferente. Diciamolo è il peso dei sentimenti a tracciare le nostre azioni. A volte basta semplicemente chiudere gli occhi e andare avanti. Una vera cazzata. Tutte quelle frasi un po’ filosofiche e zen lo sono, anche per un’ottimista come me. Eppure per far contenta la mia migliore amica ci ho provato, ma non sono brava a rimanere concentrata. Se chiudo gli occhi mi perdo nei profumi, nei pensieri, nelle voci di sottofondo e inavvertitamente mi catapulto in film mentali degni di un oscar. Forse sto sbagliando approccio. Forse non era un suggerimento da prendere così alla lettera. Aspettare o reagire? Io ho deciso di puntare sulla prima opzione e di fermarmi. Nessuna commiserazione, crisi di pianto o di malinconia ho già dato. Aspetto, cosa non mi è assolutamente chiaro e per la prima volta non è manco una priorità. Ora mi tocca andare a quel corso di meditazione per ritrovare me stessa. Promemoria quando si è disperati e annoiati mai lasciarsi abbindolare da qualche mental coach. C’è sempre una via d’uscita, anche se in questo momento vorrei una porta d’emergenza.

4 risposte a "La clessidra"

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  1. Le consiglio di concedersi una sana depressione e di sentirsi libera di provare tutte le emozioni peggiori e sfogarle. Digerisca questo amore e ne tragga una lezione.
    Sono un provocatore a fin di bene, ma Lei mi sembra abbastanza sveglia da capirlo.
    Venga pure sul mio blog, troverà tanti racconti e poesie, mi farebbe piacere una sua opinione, visto che scrive così bene, dolcissima autrice.

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    1. Ciao Dino,
      posso darti del tu? Domanda retorica perché mi sono concedo questa libertà ancora prima che tu legga la mia risposta. Ti ringrazio per la provocazione perché può aiutare a tirare fuori idee e pensieri. Sono d’accordo con il tuo approccio nel lasciar correre tutte le emozioni belle o brutte che siano. Credo siano fondamentali per ritrovarsi, per colmare vuoti e per ricreare equilibri. Spesso la mente umana cerca di allontanare tutto ciò che spaventa. Uno si convince che sia sufficiente sistemare un cerotto sulle ferite e si ritrova a controllare tutto pur di non andare oltre. Le emozioni, soprattutto quelle non facilmente catalogabili, sono complicate da gestire e digerire. Lì subentra il tempo, il carattere, la prospettiva con cui si vedono le cose. Il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. In questo caso specifico il pezzo che ho scritto è tratto da una storia dove non sono io la protagonista. Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista. Si tratta di un nuovo racconto nato in una sera estiva unendo una serie di situazioni e sensazioni.
      Passo volentieri a dare un’occhiata al tuo blog. Ti faccio una piccola confessione, ho già letto in passato alcune tue poesie con piacere! A presto, caro autore.

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