Lavorare nel mondo della musica

C’è chi da piccolo sogna di salire sul palco per esibirsi davanti a tutti e chi si sente più al sicuro a cantare con la spazzola in bagno lontano da occhi indiscreti. Semplici preferenze, entrambe unite da un’unica passione la musica. Un mondo affascinante e spesso associato alla sfera del divertimento, come è giusto che sia.

Andare a un concerto è un’esperienza intensa, unica e irripetibile. Una sorta di magia che necessita di tempo, cura e preparazione. Chi va a un live solitamente vede circa un 20% del lavoro che si nasconde dietro a quello spettacolo e dei giorni, delle settimane e dei mesi che lo precedono. Lo spettatore ha la bellezza e oserei direi la fortuna di vedere il risultato finale. Quello fatto per coinvolgere, intrattenere e far staccare la mente per un’ora e mezza o due ore. In certi casi se si è fortunati anche qualcosa di più. La serata solitamente la si vive con una birretta in mano a cantare insieme al proprio artista preferito o a band sconosciute accompagnato da qualche amico per poi tornare a casa aspettando il prossimo concerto. Normale. Lo abbiamo vissuto tutti almeno una volta nella vita. Forse anche più di una volta. La musica viene spesso associata al passatempo. E chi sceglie la musica come lavoro? Un lavoro come un altro verrebbe da dire in modo superficiale, vero ma in realtà non è proprio così. La musica, ma l’intero settore dell’intrattenimento unisce una quantità di risorse che spesso restano dietro le quinte per far sì che il cantante o la band possano salire su quel palco al meglio.

Professionisti essenziali per realizzare il risultato finale. Per risultato finale, intendo quello che vediamo con la birretta in mano dal parterre o dall’anello in cui siamo seduti o se in un club magari in fondo al mixer accanto al bancone del bar. Per ogni concerto si crea un vero e proprio gruppo di lavoro, una macchina collaudata per portare a termine il proprio compito. Professionisti con una serie di competenze che si devono incastrare alla perfezione per creare del divertimento. Una vera e propria magia. Una magia che si può racchiudere in una serie di azioni e per ognuna di esse c’è almeno un professionista dedicato.

Lanciare un nuovo artista, promuovere l’uscita di un disco e di un possibile tour, realizzare la scenografia, curare il suono e accordare gli strumenti, gestire la community, organizzare tutti gli spostamenti della band e dei loro strumenti, programmare interviste e uscite, pianificare le successive strategie di comunicazione, montare palchi e luci, verificare la sicurezza delle location, distribuire pass ed accrediti, gestire la stampa e i fotografi, scegliere i videomaker, formare il team dedicato al tour e valutare quali risorse coinvolgere, curare le pubbliche relazioni, trovare una soluzione per risolvere qualunque problema, occuparsi delle prenotazioni dei viaggi e degli spostamenti, inventarsi un piano Z quando i precedenti non hanno funzionato, gestire il pubblico e cercare di rendere l’attesa in modo sereno. Queste sono una parte di tutto il lavoro che c’è dietro a quel concerto tanto atteso e se in queste settimane il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento è un po’ disorientato credo sia lecito. Probabilmente dopo il piano Z stanno pensando di inventare altre lettere per poterci permettere di vivere la musica in modo sicuro. Nel frattempo mi dedico a ripassare e cantare le hit in bagno con la spazzola perché torneremo tutti quanti sotto o sopra quel palco.

 

2 risposte a "Lavorare nel mondo della musica"

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  1. Da giovane mi godevo lo spettacolo, dall’hype dell’acquisto del biglietto fino all’ultima nota del concerto. E altro che birretta.
    Oggi vedo con occhi un po’ diversi il tutto, certo continuo a godermi la musica e ciò che succede sul palco ma mi piace anche guardarmi intorno, sbirciare dietro le quinte, addirittura fermarmi a fine concerto a guardare i roadie che come tante piccole scimmie si arrampicano a smontare strumenti, palchi, casse e le americane per le luci. Mi fanno tornare a quando quei palchi erano il mio sogno -mai realizzato- e mi fanno immaginare come sarebbe stata la vita sporca e maledetta dell’ ‘on the road’ 😁
    Bel pezzo, thanks for sharing!

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    1. La vita on the road ha un fascino incredibile. È vero uno cambia il modo di vivere i concerti con il tempo. Anni fa la prima fila era obbligatoria, ora preferisco rimanere dietro a osservare tutto ciò che ho attorno. Passerei ore a guardare i dettagli, i sorrisi dei fan, i roadie correre, i fotografi saltare da un angolo all’altro, la band suonare e vedere tutti cantare. 🙂

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