Mancarsi. Sbagliarsi.

“So che mi stai ignorando e non so quanto può fregartene, ma qui tutto bene. Ci stiamo spostando a Genova.”
“Grazie.”

Grazie. A volte penso di essere finito su candid camera. Non mi rivolge la parola da 8 giorni e se la conosco un po’ equivalgono a un vero inferno. Chissà cosa racchiude quel grazie: una manciata di bestemmie, un sospiro di sollievo, una risata isterica, un briciolo di affetto, un accenno di sorriso, un barlume di speranza. Chissà. Che mare meraviglioso, fossimo in altre circostanze le avrei mandato una foto fantasticando sulle possibili situazioni improbabili che ogni volta viviamo quando decidiamo di partire insieme. Poche, ma buone. Poche da lasciare il segno. Avevano ragione i miei colleghi a dire che il tempo in tour assume una forma totalmente differente. Hai la percezione della realtà quasi distorta e ora che ci sono dentro lo capisco. Avevano ragione anche quando mi prendevano in giro sul fatto che non poteva essere andata così liscia la partenza, l’accettazione di questo incarico. Tutto sarebbe uscito a galla. Non capivo cosa avrebbe dovuto venire a galla. Ho sempre avuto la testa sulle spalle, responsabile e fedele con gli impegni presi. Lei non aveva fatto una piega e pensavo fosse proprio per questo motivo. Si fida di me. Palle, ragionando nessuno dotato di buon senso può essere d’accordo nel lasciarti andare così facilmente. Certo è un lavoro con un altro, non sto andando in guerra. La nostra teoria, a volte inizio a temere fosse solo la mia, era invincibile. Ci amiamo, la distanza si supera ed esistono mille soluzioni per stare vicini. E la pratica? Vulnerabile. Questa la fregatura. Vorrei ci fosse il pulsante di rewind per affrontare tutto diversamente. Sia chiaro non mi pento di aver dato la mia disponibilità lavorativa, ma avrei dovuto lottare di più per lei. Per noi. Avremmo dovuto dirci le cose in faccia, avremmo dovuto lanciare qualcosa per aria come nei film, avremmo dovuto guardarci dritti negli occhi. Sì, lo ammetto noi non abbiamo proprio fatto nulla di tutto questo. Forse dovrei chiederle perché.

“Ho bisogno di parlarti, per davvero.”
Mi legge nel pensiero. Per davvero.

(Frammenti, i puzzle di quotidianità)

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