Mancarsi, una questione di tempo.

“Non sono più sicuro di nulla, capisci? Mi dispiace, ti amo.”
“Ancora?”
“Cosa?”

Ci sono poche cose nella vita che mi fanno arrabbiare: le persone indecise e i sentimenti buttati a metà nelle discussioni. Mi ama, pazzesco. Come se bastasse quello per dimenticare gli errori, le frasi dette prima di ritrovarsi a urlare cose mai pensate o tenute in standby nell’anticamera del cervello. Come se bastassero quelle due parole a risolvere una mancanza. Le mancanze necessitano di cura, affetto sincero, attenzione e tempo. E noi quanto tempo abbiamo, ancora? Non lo so. In questa assurda conversazione è riuscito anche a sottolineare quanto questo lavoro sia importante, quanto io sia incredibile e una serie di altri aggettivi. Dovrei essere soddisfatta di questa analisi così lucida sulla nostra vita. La verità? Gli mollerei uno schiaffo per riportarlo sulla terra. Per riportarlo sulla retta via. Per riportarlo qui, con me. Lo amo anch’io, ma non è questo il punto e vai a spiegarglielo. Qualcosa si è spezzato e non sono convinta che sia sufficiente un po’ di olio per migliorare la resa del movimento dell’ingranaggio. Si è bloccato qualcosa. Quando è partito ho ipotizzato una serie di quantità di fatti che avrebbero potuto prendere vita: tradimenti e debolezze. Sai la vita in trasferta o come la definisce lui in tour. È un semplice tecnico di luci. Quanto si arrabbierebbe a sentirmelo dire. Accende e spegne le luci, peccato che ora non riesca ad accedere e spegnere il suo cervello. Che fatica. Come ne usciamo? Ne usciamo. Respiriamo.

“Senti finisci le tue cose e ne riparliamo.”
“Sei arrabbiata vero?”
“No, figurati. Per favore riprendi il treno, nella direzione giusta e vai a lavorare. Fallo per te, per me e per chi vuoi tu.”
“Ma”
La telefonata finisce. Vuoto. Mancanza di contatto. Un’altra mancanza si aggiunge alle precedenti.
Siamo pronti a gareggiare per il record mensile o forse annuale di mancanze. Il tentativo di aggrapparsi a quel ma è immenso, ma giustamente bisogna andare avanti. La cosa odiosa? Non ne ho la più pallida idea. Non so nemmeno come sia arrivata qui. Torniamo indietro. Torno a casa è meglio.

(Frammenti, il puzzle della quotidianità)

3 risposte a "Mancarsi, una questione di tempo."

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  1. È tutto molto più semplice di quanto si possa credere. Se ne vale la pena, se è quello che vogliamo, se ci rende felici, allora si possono sostenere le difficoltà che ne derivano. Diversamente è meglio lasciare andare e liberarsi di un inutile fardello che -con buonissime probabilità- provocherà patemi.
    Il resto sono solo scuse a cui ci aggrappiamo perché la verità è troppo severa.

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  2. Da questo racconto percepisco odore di stantio, di minestra riscaldata. L’aggrapparsi all’amore altrui per una mancanza di amor proprio. Dolcissima Autrice, sa come si esce da questo stallo? Iniziando a gestire le proprie, di paranoie e guardando in faccia, con crudo realismo, chi siamo davvero. Altrimenti il nostro destino sarà quello di ritrovarci a elemosinare amore da chi non ci merita, perché abbiamo paura di restare soli. E sa perché, giovane Donna, abbiamo paura di restare soli? Per l’Horror Vacui, l’atroce terrore verso tutte quelle ansie, angosce, paure, rabbie che ci tormentano e ci logorano dall’interno e che non vogliamo ascoltare. Questi sentimenti hanno però un compito ben preciso: comunicarci chi siamo, cosa vogliamo, indicarci la nostra via e il nostro posto nel mondo. A quel punto, una volta ascoltate, avremo anche la forza sufficiente di non inciampare nelle sabbie mobili degli amori tossici. Scelga con cura, le persone di cui circondarsi. Un sincero in bocca al lupo.

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    1. Ciao Dino, recupero questo tuo commento e arriva proprio nel momento giusto. Hai ragione bisogna uscire dalla situazione di stallo e lanciarsi. Sto cercando di capire bene come si faccia perché ho ancora qualche problema logistico nel calibrare il salto nel vuoto, ma sento di essere vicina alla soluzione. Devo provarci e che dirti? Viva il lupo!

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