Questione di conti

Tre, le volte che pospongo la sveglia.
Sei, i biscotti che afferro e immergo nel latte la mattina tra uno sbadiglio e l’altro.
Cento, i metri che mi separano dal cancelletto di casa alla fermata del tram.
Quaranta, i minuti che impiego per raggiungere l’ufficio.
Uno, il caffè che posso concedermi al giorno prima di litigare con la gastrite.
Due, i libri che non riesco a finire e forse non finirò mai.
Centocinquantanove, le canzoni che ho salvato nell’ultima playlist di gennaio.
Settemila, i passi che faccio in mezzo al traffico con le mie inseparabili cuffie.
Uno, il treno che prenderei al volo se mettessi da parte le paranoie.
Uno, l’abbraccio che vorrei ricevere. Il tuo. E forse mi diresti che contare è uno stupido modo per occupare la mente. Una forma di protezione per tenere a bada i sentimenti come se potessero toccarti inaspettatamente e regalarti qualcosa che non sai vivere. Inadeguatezza. Probabile.

Tratto dai pensieri aggrovigliati del lunedì.
Canzone da ascoltare: In ogni istante, i Rio

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